di Vivian Abenshushan
traduzione a cura di Francesca Bianchi
illustrazione di copertina di Roberto La Forgia

Questi scritti appassionati sono molto più di un pamphlet contro il lavoro e molto più di una critica al lavoro moderno. Tra le mani avete un elogio all’ozio, una sua etica per imparare a vivere la propria vita e non quella d’accatto basata sul carrierismo che ci propinano i media mainstream, televisione in testa. L’autrice non ha dubbi: viviamo nell’epoca della privatizzazione del tempo e siamo educati a essere consumatori bulimici e lavoratori remissivi, senza una reale educazione all’ozio il tempo libero si consuma nell’intrattenimento fino a diventare banalizzato e impersonale. Che non ci ristora, che non ci nutre. E allora la letteratura e la scrittura possono aiutarci a capire cosa stiamo diventando e qual è l’imprevedibile direzione verso cui ci sta trascinando la società ipervelocizzata che considera il tempo del pensiero e della riflessione sprecato e improduttivo. Se la letteratura nell’era del libero mercato deve essere competitiva o sparire e gli autori sono marchi registrati e non intellettuali, l’ozio davvero può essere sovversivo e fare la differenza. Ecco la rivoluzione di queste pagine: un invito a cambiare il punto di vista e uscire dalla corrente in cui tutti nuotano sempre più disperatamente. Perché è possibile, perché cambiando strada cambiano tutti i riferimenti del mondo intorno a noi, perché nelle parole dell’autrice non dovete cercare una formula di vita da applicare al vostro quotidiano, ma la possibilità di essere voi a decidere come creare quella formula affrancandovi da tutti gli –ismi della nostra epoca, conformismo, arrivismo, conservatorismo.

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