Fate fuori il vostro capo: licenziatevi!

18.00 

di Vivian Abenshushan
traduzione a cura di Francesca Bianchi
illustrazione di copertina di Roberto La Forgia

Questi scritti appassionati sono molto più di un pamphlet contro il lavoro e molto più di una critica al lavoro moderno. Tra le mani avete un elogio all’ozio, una sua etica per imparare a vivere la propria vita e non quella d’accatto basata sul carrierismo che ci propinano i media mainstream, televisione in testa. L’autrice non ha dubbi: viviamo nell’epoca della privatizzazione del tempo e siamo educati a essere consumatori bulimici e lavoratori remissivi, senza una reale educazione all’ozio il tempo libero si consuma nell’intrattenimento fino a diventare banalizzato e impersonale. Che non ci ristora, che non ci nutre. E allora la letteratura e la scrittura possono aiutarci a capire cosa stiamo diventando e qual è l’imprevedibile direzione verso cui ci sta trascinando la società ipervelocizzata che considera il tempo del pensiero e della riflessione sprecato e improduttivo. Se la letteratura nell’era del libero mercato deve essere competitiva o sparire e gli autori sono marchi registrati e non intellettuali, l’ozio davvero può essere sovversivo e fare la differenza. Ecco la rivoluzione di queste pagine: un invito a cambiare il punto di vista e uscire dalla corrente in cui tutti nuotano sempre più disperatamente. Perché è possibile, perché cambiando strada cambiano tutti i riferimenti del mondo intorno a noi, perché nelle parole dell’autrice non dovete cercare una formula di vita da applicare al vostro quotidiano, ma la possibilità di essere voi a decidere come creare quella formula affrancandovi da tutti gli –ismi della nostra epoca, conformismo, arrivismo, conservatorismo.
COD: 9788898644131 Categorie: , ,

Informazioni aggiuntive

Pagine

304 in bianco e nero

Tipo

Brossurato

Formato

15×21 cm

Data di uscita

Aprile 2015

Prezzo

18,00 €

Anteprima

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Rassegna stampa

 Fate fuori il vostro capo: Licenziatevi! è il tentativo fieramente incompleto di scalpellare con le armi della cultura un immaginario in cui il lavoro occupa lo spazio della vita, determinando l’identità degli individui stessi. Un libro ibrido ed espanso […]”
Carmilla


“[…] Vivian Abenshushan racconta la propria esperienza lavorativa e la sua assillante necessità di liberarsi dal timbra – cartellini per poter godere della propria mente e della propria passione, la scrittura […]”
Just Another Point


“Questo tomo ha un grande potere che dovrebbe esser portato all’ennesima potenza. Prima di tutto, ha la capacità di scardinare l’idea che per permettersi qualcosa di bello, in questo mondo o nell’altro, non c’è per forza bisogno di spaccarsi la schiena e perdere la propria identità…”
Radical Ging


Fate fuori il vostro capo: licenziatevi! Il making della cover di Roberto La Forgia [Intervista]

Fumettologica

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