La casa editrice

Siamo nati nel 2009 a ridosso della fine del movimento studentesco dell’Onda e abbiamo dato alle stampe i primi libri nel 2010. Libri che erano autoproduzioni, piccoli oggetti rilegati a mano di poesia e narrativa illustrata.
Da quell’embrione la nostra collana di narrativa illustrata ha cambiato forma. Ha indossato i panni della riproducibilità tecnica ed è approdata in tipografia, alzando il numero delle copie prodotte e la distribuzione nelle librerie di tutta Italia. Le storie e i disegni quindi ci sono dall’inizio e la perfetta mescolanza di queste due forme portano al fumetto che ci accompagna in forma regolare dal 2014.
I primi tre anni, dal 2010 al 2013, ci sono serviti per imparare tutto quello che oggi sappiamo sullo scegliere, produrre e commercializzare un libro. Tre anni di autoformazione e continuo scambio di informazioni con i nostri colleghi e collaboratori. Nel 2013 abbiamo premuto l’acceleratore ma rimanendo sempre a bassa velocità, perché le alte velocità, come sappiamo fin troppo bene, non portano a nulla di buono.
Da fine 2013 abbiamo iniziato a pubblicare all’incirca una decina di novità all’anno divise tra le nostre collane di narrativa, fumetto e saggistica. Siamo riusciti a prenderci il nostro spazio all’interno delle librerie, anche quelle di catena che non devono essere lasciate in mano all’editoria mainstream ma devono essere un terreno di scontro culturale il più ampio possibile. Abbiamo dei lettori che hanno iniziato a fidarsi di ciò che pubblichiamo, un libro alla volta e ora aspettano di vedere cosa potrà comparire di nuovo all’interno del nostro catalogo. Un catalogo che per noi è il nostro libro collettivo, ogni volume è un capitolo della nostra storia. Una storia che senza la voce degli autori che gli danno l’anima non ci sarebbe. Ci piace navigare in mari inesplorati, profondi e bui. Per portare a galla quello che altri non vedono. Per questo ci troverete sempre dove meno ve lo aspettate. Non ci prenderete mai!

Il Manifesto

Un’esigenza, una volontà, un bisogno. Così nasce Eris. Percorsi diversi e lontani, secondo il vissuto di ognuno di noi, ma su strade scopertesi quasi identiche nel confronto. Strade che spesso ci sono sembrate morte e senza meta, ma che si sono intrecciate intorno a un’idea.
Una cultura condivisa libera di circolare, al di là di forme precostituite legate a un mercato editoriale sempre più fine a se stesso. Una cultura che con il termine condivisa non vuole limitarsi agli slogan sui liberi saperi, ma vuole esprimere l’esigenza di una cultura che viene da tutti e viene restituita a tutti tramite la voce di chi si sceglie autore. Non quindi libri, ma opere, minuscoli tasselli che ci raccontano il mondo, appartenendo a questo. La volontà di restarci in questo mondo, lontani da accademie e circoli settari, tristemente diventate splendide cattedrali in un invalicabile deserto in continua espansione. Il bisogno di una cultura che non si limiti a raccontare o celebrare il passato, ma che ne sia la logica prosecuzione in un continuo divenire, con tutte le contraddizioni che questo meccanismo può comportare. Allora un nome: Eris, dea della discordia nella mitologia greca, che ben rappresenta l’incontro-scontro alla base del farsi della cultura. Perché discordia significa ammettere le differenze e incominciare a costruire da queste. Un costruire che vuole restare lontano da quel labirinto di dibattiti truccati, confronti tra simili e discussioni che non possono scoprire posizioni davvero diverse e che si concludono con un accomodante “ in fondo in fondo, in ultima analisi, nonostante le differenze di punti di vista, siamo tutti uguali e andiamo lo stesso tutti d’accordo…” Che se si entra in questo labirinto, il senso critico personale si trasforma velocemente nell’apatica, anche quando gridata, enunciazione del proprio punto di vista, che non viene mai messo alla prova, trasformando le proprie convinzioni in semplici professioni di fede. E via verso un’omologazione che non ha un colpevole occulto, come fa comodo pensare, ma che si basa semplicemente sull’inerzia culturale e sull’appiattimento degli standard. Ma la società ha bisogno di una rigenerazione culturale per poter crescere e mantenere il passo con il tempo che di certo non si ferma ad aspettarci. Un’idea ha sempre bisogno di uno strumento e una cultura se vuol poter essere condivisa necessita la restituzione della giusta importanza all’opera, al di là del suo supporto materiale. E allora ci si slega dalla concezione comune di diritto d’autore che oggi sminuisce autori opere e fruitori perchè legato troppo al mero supporto e ai suoi problemi di mercato, disinteressandosi di coloro che scrivendo e leggendo rendono necessario il supporto stesso ma che, non bisogna dimenticarlo mai, solo un supporto è.

Creative Commons

Arriviamo così all’adozione delle Creative Commons che restituiscono all’opera e alle idee che questa contiene la giusta libertà e la dovuta dignità, senza negare i diritti dell’autore e del fruitore, e riconoscendo, questo lo aggiungiamo noi, il lavoro di chi mette in contatto scrittore e lettore, l’editore. E assicuriamo che anche l’aspetto economico, eliminando troppi intermediari, è assai più affine alle esigenze di autori e fruitori. Vogliamo dare corpo e distribuire opere, non probabili successi economici, senza basare le nostre scelte sull’importanza di un autore ma solo sulla bontà della sua opera, con un occhio di riguardo a chi è esordiente e che ha diritto di essere scelto per quello che fa e non per quanto in libreria potrebbe fruttare.

Giusto un appunto: una policy elementare, Eris in nessun modo, con nessuna sua opera vuole favorire o favorirà il razzismo o atteggiamenti xenofobi, Eris è antisessista, contro ogni discriminazione di genere, antifascista e contro qualsiasi regime totalitario che privi l’uomo dei suoi diritti fondamentali.

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